Storia, racconti & tradizioni della Val Steria

Le origini dei toponimi Cervo, Steria e Faraldi

’esistenza del toponimo “Cervo” è documentata per la prima volta nell’anno 1123 , da un documento rinvenuto centocinquant’anni fa nell’Archivio Capitolare di Albenga, nel quale si trova menzionata la Valle del Cervo. Il toponimo è stato poi registrato nelle carte successive con una certa frequenza, sia nella forma “Cervus” (anni 1172, 1190, 1200, 1241, 1251, ecc.), che nella variante (anni 1169, 1192, 1196, 1199, 1204, 1251, ecc.), più aderente alla parlata popolare.

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L'industria olearia nel Seicento

“… La caratata del 1643 finalmente ha fornito delle notizie precise anche sulla consistenza dei frantoi della valle. In realtà le prime indicazioni in merito, riferite però soltanto ai Faraldi, sono precedenti di qualche decennio. In quell’area nell’inverno del 1577-78 risultavano in attività 38 “gombaroli“, dei quali 13 a Villa, 8 a Riva, 14 a Tovo, 3 a Tovetto e nessuno a Deglio.​ I frantoi della parte inferiore della valle erano decisamente più numerosi. In un censimento del Cervo del 1612 ne sono stati registrati 105. Nel 1643 la situazione era mutata di poco, perché la caratata di quell’anno ne elenca 109…”

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Il paesaggio rurale costruito. I muri a secco e le "caselle"

“… Il contesto ambientale della valle, là dove l’espansione turistica degli ultimi decenni non è arrivata a produrre cambiamenti sostanziali, è caratterizzata comunque da elementi che sono stati opera dell’uomo nei secoli passati. Ve n’è uno che emerge con evidenza e rimane a testimoniare delle fatiche degli abitanti che caparbiamente hanno forgiato questa terra in origine aspra e selvaggia per ricavarne fasce di terreno da coltivare. Si tratta dei muri a secco, detti “maxé” nella parlata locale, realizzati con pietre appena sbozzate posate sapientemente una sull’altra, senza l’ausilio della malta o di altri leganti e fermate con scaglie inserite negli interstizi…”

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L'ambiente naturale

“… Una peculiarità della nostra terra, unanimemente riconosciuta ed apprezzata, è il clima eccezionalmente temperato e salubre, caratterizzato da escursioni termiche annuali insolitamente contenute; ciò si traduce in inverni miti, in primavere e autunni godibilissimi e in estati secche, spesso rinfrescate da una dolce brezza marina. Tanta dovizia è motivata dall’ottima esposizione all’irradiazione solare, dall’affaccio sul mare, che ne contiene gli sbalzi termici, e dalla protezione della catena montuosa delle Alpi Liguri, che s’erge a riparo dalle correnti fredde del Nord…”

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Paesaggio e natura in epoca antica

“… Anticamente la Valle del Cervo era coperta da un folto bosco, che si estendeva ben oltre i suoi confini orografici. Le testimonianze di questa condizione sono sporadiche e non espressamente dette, ma sono anche inequivocabili e coprono l’ampio arco di tempo che va dalla preromanità all’alto Medioevo……
Il Medioevo è stato per la nostra terra un periodo di grande trasformazione, che ha avuto inizio nel cuore dell’età feudale. Principali artefici di ciò sono stati i monaci benedettini dell’Abbazia di Santa Maria e San Martino della Gallinaria, che poterono vantare sugli abitanti della Valle del Cervo dei diritti non ben precisati, ma sicuramente non esclusivamente di natura spirituale…”

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Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale

Meriggiare pallido e assorto, Ossi di seppia

È la Liguria terra leggiadra.
Il sasso ardente, l’argilla pulita,
s’avvivano di pampini al sole.
È gigante l’ulivo. A primavera
appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s’alternano
per quelle fondi valli
che si celano al mare,
per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose,
pozzi e terre spaccate,
costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell’arida terra il sole striscia
sulle pietre come un serpe.
Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all’onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.

Vincenzo Cardarelli

Liguria, Opere

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